giovedì 1 dicembre 2011

La libreria del futuro venderà cappellini

Non c'è bisogno di leggere il numero di dicembre del New Yorker, e nemmeno di capire l'inglese.
La copertina dice tutto, e anche di più.
Una libreria con tanti, tantissimi gadget, una manciata di ebook bene in vista e qualche libro messo in un angolo, giusto nel caso.
Questo sarà il futuro della libreria, suggerisce la celeberrima rivista americana.
E se fosse, sarebbe un futuro bellissimo.
la libreria non è una cartoleria, cioè un posto dove si vende carta.
È piuttosto una vetrina dove si mette in mostra (e si cerca di vendere, ci mancherebbe) intelligenza, di cultura, di spirito. Un posto dove chi entra rischia di venir sopraffatto dalla quantità incredibile di idee, seduzioni, bellezza, miseria, vertiginosa ignoranza e iperbolica sapienza che si nasconde dietro a copertine dissennate scelte dal marketing.
Possiamo affidare tutte queste emozioni solo alla carta?
Quanta cultura c'è in un cappellino con la X?
Non fate i filosofi, non venire a dirmi che la profondità del pensiero di Malcolm Little non può stare tutto il una singola lettera stampata sulla fronte di un ragazzotto del Bronx. Perché in realtà, su quel cappellino c'è la sintesi estrema di Malcom X. C'è la sua icona.
Per approfondire, chi lo vorrà basterà che ci clicchi sopra; basta un piccolo sforzo. Nessuno vi può dare la libertà. Nessuno vi può dare l'uguaglianza o la giustizia. Se siete uomini, prendetevela. Se volete saperne di più, addentratevi nel mare infinito di parole. Per una vetrina, per una libreria, basta un cappellino.La libreria che lo venderà avrà assolto al suo altissimo compito di diffondere la cultura in tutte le forme e i modi che l'uomo può apprezzare. C'è tutto un mondo, sotto quel cappellino.
E nessuno dovrebbe vergognarsi di vendere cappellini, poster, statuette e segnalibri. Perché in ognuno di loro può esserci più sapienza più cultura e più intelligenza che in uno scatolone di libri.

2 commenti:

  1. Chi disegna le copertine del New Yorker? Assomigliano ai disegni di Adrian Tomine ma non son sicuro...

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