domenica 30 dicembre 2012

Nasce il tablet africano. Ma è fatto in Cina

Dopo l'Aakash, il tablet indiano a bassissimo costo che dovrebbe aiutare il subcontinente a superare il digital divide, dal Congo arriva quello che viene presentato come il primo device "African - Designed", progettato dall'uomo d'affari congolese Verone Mankou che per svilupparlo ha creato una società, VMK. Ma costa caro, almeno per le tasche degli africani (300 dollari) ed è fatto in Cina, proprio come l'Aakash indiano, che però costa un decimo del tablet africano.


Manoku alla conferenza Africa4tech di Johannesburg (Sudafrica) ha dichiarato che "Solo gli africani possono sapere cosa serve all'Africa". E potrebbe anche avere ragione, ma sta di fatto che Il tablet africano ci sembra un normalissimo tablet Google, e di africano da quel che possiamo vedere ora ha solo il nome, Way-C, che in congolese significa "La luce delle stelle". A Manoku i meccanismi della globalizzazione importano poco, e semplifica così: "Apple va forte in America, Samsung in Asia, e vogliamo che VMK diventi grande in Africa".
Resta da capire cosa c'è di africano in un tablet "made in China" con sistema operativo americano. Manoku sul suo sito si dice "offeso" dal "discredito di quanti continuano a negare l'africanità del nostro prodotto, a dispetto dell'evidenza". Un evidenza che a noi francamente sfugge, magari se invece che offendersi Manoku spiegasse dove sta l'africanità del suo tablet, saremmo felici di ricrederci. Per ora, ci pare semplicemente un tablet cinese rebrandizzato in Congo; a questi rilievi, Manoku risponde che "in altri Paesi non esistono tablet identici sotto altri marchi", e che la produzione è cinese solo per ragioni di costi.
Cinese o africano che sia, nel mondo globalizzato il Way-C dovrà vedersela con device già da tempo presenti nel continente, a cominciare da Blackberry, che è molto diffuso in Africa. ma questo non spaventa l'imprenditore congolese, che pianifica di vendere il suo tablet e i suoi smartphone in 10 nazioni africane, e di espandersi anche in Belgio, Francia e India, probabilmente contando sulla comunità congolese all'estero.

Suggestioni: il Congo tra realtà e fantasia

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