lunedì 11 febbraio 2013

Cartello dei prezzi degli ebook: Apple rimane sola a combattere contro la giustizia americana

Alla fine patteggia anche l'ultimo editore, Macmillian. Che insieme ad Apple e altri giganti dell'editoria  è stato accusato dalla giustizia americana di aver messo insieme un cartello per tenere artificialmente alti i prezzi degli ebook impedendo ai grandi librai online, Amazon in primis, di fissare i prezzi. Obbligandoli a sottostare al modello "Agency", in cui l'editore fa il prezzo e la distribuzione si adegua, punto e basta. Un meccanismo bocciata dall'antitrust americana e da quella europea. 

Ma mentre in Europa Apple stessa ha proposto un modello diverso, conscia che un cartello sui prezzi non sarebbe stato tollerato, in America la Mela si è caparbiamente abbarbicata al modello Agency, sostenendone la correttezza. Nonostante uno per uno gli editori la abbandonassero e patteggiassero, rimborsando i lettori penalizzati. Via via che il modello Agency si sfilacciava, i prezzi degli ebook sono scesi, ma non crollati come in tanti temevano: semplicemente il mercato non più ingessato dal cartello Apple & C ha trovato nuovi equilibri, accontentando i lettori che spendono meno e non uccidendo né editori né scrittori. 

A questo punto per Apple la battaglia giudiziaria è solo una questione di orgoglio: rimasta da sola, deve decidere se patteggiare o andare in giudizio. Se patteggia, ammette che il modello Agency non era del tutto corretto. Se va allo scontro frontale in tribunale,  nella migliore delle ipotesi ottiene una vittoria di Pirro: anche se il tribunale accogliesse le sue tesi, e quindi dichiarasse legittimo il modello Agency, ben difficilmente i grandi editori tornerebbero indietro; il mercato degli ebook si muove veloce, il nuovo equilibrio è stato trovato e a nessuno conviene tornare a pompare sui prezzi facendo imbufalire i lettori. Apple vincerebbe, ma risulterebbe antipatica: rischia di apparire come la compagnia avida che fa di tutto pur di tenere i profitti il più alti possibile, che in un momento come questo non è esattamente il modo migliore di conquistarsi le simpatie dei clienti. E poco conta se in realtà la Mela combatte solo per dimostrare di essere stata corretta fin dall'inizio.
Se invece il tribunale desse torto ad Apple, la Mela ci rimedierebbe una figuraccia: l'avida compagnia castigata dalla legge. Urge un modo per uscire dal vespaio salvando la faccia.

Intanto chi gode è Amazon, che è molto più libera di fissare i prezzi infischiandosene degli editori. Resta da vedere se passare dal monopolio Apple al monopolio Amazon sarà un affare per il mondo dei libri digitali: personalmente, ne dubito assai. Non esistono poteri buoni, cantava De André. E nemmeno monopoli buoni.

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